La felicità è una skill a tutto tondo

Durante i miei studi liceali a Bassano del Grappa mi appassionai alla storia dell’arte grazie soprattutto allo slancio della mia professoressa. Mi rimase caro il concetto artistico del tutto tondo che nella sua semplicità teorica racchiude la bravura di dare un senso a qualcosa che non è contestualizzato. Il tuttotondo è secondo wikipedia “una tecnica scultorea che consiste nello scolpire una figura tridimensionale isolata nello spazio e che non presenta alcun piano di fondo; le sculture realizzate con questa tecnica sono chiamate rilievi totali o semplicemente sculture a tutto tondo”.

Il concetto di skill invece lo imparai entrando nel mondo del lavoro, non appena finita l’Università, quando venivo apprezzato per essere bravo in questa o in quella materia. La skill per wikipedia è “la capacità di portare a termine compiti e di risolvere problemi. Può riferirsi ad una capacità innata o acquisita nel tempo con l’esperienza o per mezzo di altre forme di apprendimento”.

Il concetto di soft skill invece lo apprezzai durante il primo anno di studio della PNL quando portai attenzione su alcuni comportamenti dell’essere umano. È curiosa la storia della definizione di soft skill, fatta nel 1972 durante la CONARC Soft Skill Conference quando il Dr. Whitmore presentò un report che aveva l’obiettivo di descrivere il termine stesso. Come riportato da Wikipedia un tentativo di definizione fu: “Le soft skill sono importanti skill per il lavoro che riguardano una piccola o nessuna interazione con le macchine e la cui applicazione nel lavoro è piuttosto comune” con una nota “ in altre parole, quelle mansioni di lavoro riguardo le quali noi sappiamo che le hard skill sono utili e le soft skill lo sono in misura minore”.

Attualmente The Collins English Dictionary definisce il termine “soft skills” come “qualità desiderabili per certe forme di impiego che non dipendono da una conoscenza acquisita: comprendono il buon senso, l’abilità di trattare con le persone, un atteggiamento positivo e flessibile”.

E’ affascinante come siamo progrediti nello studio e nella comprensione delle persone nel giro di qualche decennio.

Il pensiero popolare pensa alla felicità come una dote determinata in particolare dall’eredità genetica e dalla personalità. Gli studi di Andrew Oswald raccontano la caratteristica U-bend della felicità: Proprio come la parte alta della lettera U la felicità è maggiore durante i 20 anni e 30 anni, cominciare a scendere tra i 40 e 50 anni per poi ricominciare a salire arrivando ad un picco in tarda età.

Non c’è ancora una spiegazione scientifica ma solo molte teorie che cercano di spiegare questa caratteristica.

Nella vita quotidiana la felicità assume quella tipica curva che ci fa sperimentare stati d’animo diversi a seconda degli stimoli esterni, come una promozione, che aumenta il livello di felicità. Eppure le ricerche sull’Epigenetica hanno provato che il livello di felicità può essere modificato durante la vita, non c’è nulla di predeterminato dai geni o dalla personalità.

La felicità è semplicemente una skill che si può imparare.

Ancora di più la felicità è una skill a tutto tondo perché comprende svariate caratteristiche e applicazioni ma soprattutto perché è indipendente dal contesto. La felicità contiene tutti i tratti di una soft skill ed in più è in grado di catalizzare e ampliare altre caratteristiche della persona.

Mi spiego meglio; quando le persone sono felici sono più creative, più innovative, più empatiche, lavorano meglio con gli altri, risolvono i problemi invece che lamentarsene, hanno più energia, sono più ottimiste, motivate e in salute, sono meno preoccupate di fare errori, imparano più velocemente e prendono decisioni migliori. A proposito di creatività, Teresa Amabile, direttrice della ricerca dell’Harvard Business School, ha dimostrato quanto sia vitale al successo del business e, come quando ognuno di noi ha provato ad essere creativo in un brutta giornata, ugualmente la creatività non può crescere in un ambiente negativo.

A questo punto ognuno di noi vorrebbe una persona felice nella sua squadra o nella sua azienda. Essendo la felicità una skill può essere imparata all’interno di un’azienda e può essere creato un ambiente di lavoro che la favorisca e la sostenga nel tempo.

Le persone saranno in grado di esprimersi al meglio in un contesto professionale felice e sapranno adattarsi bene ad ogni situazione, proprio per la caratteristica a tutto tondo della felicità. Uno sviluppatore sarà più produttivo, attento a non fare errori e più creativo. Un venditore sarà più empatico nella relazione con il cliente e porterà di conseguenza a termine più vendite. Un operatore del supporto clienti sarà più focalizzato sui bisogni del cliente e prenderà decisioni migliori. L’elenco delle situazioni potrebbe continuare per tutti i ruoli in azienda. E proprio per la sua caratteristica di adattamento la felicità funziona a tutti i livelli gerarchici dal consulente al manager, all’executive.

Pensiamo a quanto la felicità possa giovare ad un team e ancora di più ad un sistema complesso come un’azienda. Una ricerca di Nicholas Christakis, sociologo all’Università di Harvard, e James Fowler, uno scienziato politico dell’Università della California, sostiene che la nostra felicità influenza le persone fino al terzo grado di separazione. Senza però ricorrere alle ricerche sarà capitata a tutti voi una situazione in cui avete avuto una relazione professionale con un persona che vi ha messo di buon umore.

Un’altra caratteristica fondamentale che distingue la felicità dalle altre skill è la ricaduta positiva sul benessere personale, ad esempio è in grado di ridurre lo stress in un ambiente di lavoro. Quando un nostro collega ci fa innervosire solitamente è meglio spendere 10 secondi stando tranquilli prima di reagire, questo permette ai livelli ormonali di scendere e alla nostra mente di tornare nello stato normale. La felicità agisce costantemente sul livello degli ormoni come è stato dimostrato da John Weinman, professore di psichiatria al King’s College London.

Occorre quindi mutare il nostro rapporto con la felicità e comprendere che può essere imparata come qualsiasi altra skill del nostro curriculum o profilo LinkedIn. Nella vita personale aiuta il benessere dell’individuo, nel lavoro può catalizzare altre soft skill assolutamente essenziali per farlo nel modo migliore, in unione con le hard skill.

Per comprendere la felicità dobbiamo lasciare lo stereotipo della persona felice che ride sempre, anche se sicuramente la felicità porta buon umore, e abbracciare una nuova definizione che include la capacità e la consapevolezza di affrontare i momenti negativi rimanendo presenti.

Per fortuna, come ho detto:

un atteggiamento felice può essere imparato e coltivato.

Molte aziende hanno investito sulla felicità e hanno raccolto importanti risultati di business. Per citare un esempio famoso, Zappos. Sempre più aziende lo stanno facendo. Quindi per qualsiasi motivo vogliate essere felici, per portarla nel vostro team di lavoro, perché volete fare della vostra azienda un luogo di lavoro migliore oppure semplicemente perché volete, iniziate oggi e magari domani qualcuno al lavoro vi farà notare di essere felice.